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Formula 1. Gp d'Italia a Monza fino al 2016. Ma anche quello di Roma
Tre "vichinghi" contro, Alemanno gladiatore

by John Horsemoon
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Il Gran Premio d’Italia di Formula 1 resterà a Monza almeno fino al 2016. Lo ha reso noto Claudio Viganò, presidente della Sias, la società che gestisce l’autodromo, dopo aver concluso l’accordo che prolunga il precedente contratto.

 

È una buona notizia per gli appassionati italiani, che dovrebbe portare ulteriore gioia, perché dal 2013 fino al 2016 l’Italia tornerà ad avere due GP di F1, visto che quasi contemporaneamente

la FOM di Ecclestone ha confermato il Gran Premio di Roma dal 2012 o dal 2013, organizzato da Formula Futuro di Maurizio Flamini, storico organizzatore della Superbike, della Serie Superstars, pilota e profondo esperto del motorsport.

 

Il fatto di essere in Italia - paese davvero strano - fa cambiare la visuale, lo scenario, il panorama, che si trasforma da gioioso in polemico in un battito….di emendamenti. In breve, ambienti lombardi hanno ripetutamente sollevato nelle scorse settimane il dubbio che un Gran Premio a Roma significasse automaticamente lo spostamento del GP d’Italia da Monza, con una decisa presa di posizione, che ha coinvolto anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ma anche alcuni esponenti della Lega Nord (non il partito, in verità).

 

In particolare, tre deputati del Carroccio, di cui non riportiamo il nome per carità cristiana (e di Patria), si sono distinti non solo per la netta opposizione ad ogni ipotesi di spostamento del GP da Monza (peraltro ipotesi neanche ventilata, quindi ipotesi del sedicesimo tipo: inesistente), ma anche per aver presentato un emendamento “anti-GP Roma” durante la discussione della legge comunitaria, di fronte alla Commissione Politiche UE della Camera, atto parlamentare con il quale i tre profeti del Po suggeriscono una soluzione alternativa (in senso energetico) per Roma: «a Roma si facciano correre le bighe, non inquinano, non fanno rumore e sono legate alla tradizione della Capitale».

 

Francamente, una sciocchezza imperiale, se non una battuta di cattivo gusto, cui da Roma avrebbero potuto rispondere con tono analogo. Invece, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha scelto il terreno della F1 per dare un colpo al cerchio (GP di Roma) e uno alla botte (campagna elettorale), quale risibile tentativo di arginare l’Alluvione Lega al nord alle prossime amministrative.

 

Se per Alemanno la conferma del GP d’Italia a Roma svela l’infondatezza delle accuse sullo “scippo” della F1 a Monza, ma anche la dimostrazione che potranno convivere due GP in Italia, per altri versi il sindaco di Roma giudica l’emendamento presentato dai Tre Vichinghi in sedicesimi «un inaccettabile tentativo di interferire nella vita interna della nostra città», circostanza che «porrà il problema di una dura verifica politica di questi atteggiamenti scorretti e inaccettabili da parte di esponenti della Lega Nord». «Addirittura!» direbbe l’uomo della strada, più sensibile alla buona amministrazione e al funzionamento degli uffici pubblici, che ai colpi di sole senza sole. Insomma, da alcuni deputati della Lega una sciocchezza, da Alemanno un’esagerazione.

 

Sul Gran Premio d’Italia, però, è legittimo porsi un quesito: a Monza il “diritto” di ospitare la Formula 1 è stato concesso dall’Altissimo (uno più potente di Ecclestone, intendiamo)? Sicuramente l’Autodromo Nazionale è un concentrato di storia dell’automobile e degli sport motoristici, un luogo di cultura sportiva, un tempio di passione. Ma Imola, il Mugello e Vallelunga (per limitarci agli altri tre circuiti in grado di ospitare manifestazioni di rilevo internazionale) non lo sono? Non sarebbe il caso che anche in Italia - come già avviene in Germania tra Nürburgring e Hockenheim - si ponesse attenzione sul tema di un’alternanza che soddisfi tutti e non renda immodificabile un monopolio antistorico? O, in alternativa, non sarebbe meglio se si stabilisse un accordo tra i circuiti più importanti, in modo da rendere anacronistiche prese di posizione simili a quelle dei “Tre Vichinghi” della Bassa, e sottrarre lo sport alla politica, mentre invece oggi la politica sottrae attenzione (e molte risorse) allo sport?

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