Come si conquista una identità? Come si sa di averne una? Quali sono le caratteristiche del siciliano? E quanti sono i siciliani che sanno raccontare la loro sicilianità? Per molti anni la sicilianità è diventata sicilitudine, una accezione negativa perché fa prevalere uno dei caratteri del siciliani, il sentirsi “isola”, fuori dalla realtà nazionale ed europea. Il sale detta terra e il peggio del peggio. Comunque qualcosa di diverso, ma non chiaramente decifrabile, riconoscibile. Un'aspirazione e una maledizione.
La Sicilia è un enigma. La sua forma triangolare rimanda ad un ideale di perfezione, ma chi ci vive sa bene che, al contrario, l'Isola è un crogiuolo di contraddizioni, ben lungi dall'essere perfetta. La sua storia, lunga e tortuosa, ha dato alla luce un popolo complesso di cui, nel bene e nel male, tutto il mondo parla. Ma i siciliani come vedono se stessi e la società in cui vivono? Quali sono i loro gusti o le loro passioni?
Per questo SiciliaInformazioni dà il via a “Che siciliano sei?”, un forum che invita i lettori a completare, come in un ideale test a risposta libera, alcune frasi da noi proposte quotidianamente. In questo modo, attraverso i commenti, ogni lettore potrà lasciare una piccola traccia personale, che, come la tessera di un mosaico, andrà ad arricchire il ritratto ideale di un popolo.
La frase con cui proseguiamo il nostro spazio di riflessione è: "L'età d'oro della Sicilia è...". A voi lettori il compito di completarla.
Quella che verrà!
Entro nel dibattito con un po' di ritardo.
Leggendo a suo tempo un libro di Sante Correnti sulla Sicilia del Cinquecento. in cui l'autore esprimeva la sua contentenza per quel periodo, visto che le capacità espresse dai siciliani dell'epoca nei vari campi. La capacità di avere contatti con la cultura europea dell'epoca. Ma soprattutto di avere la coscienza nazionale con tutte le limitazioni imposte dalla corona spagnola.
Poi in merito all'indipendenza onestamente vorrei dire che non avendo adesso noi vissuto quel contesto dell'epoca dobbiamo basarci sui resoconti storico-letterari. Sapere dei fatti non fa male.
Oggi dobbiamo guardarci in faccia e dirci se questi ultimi 150 anni sono serviti o meno. Certo il progresso socio-economico e il progresso tecnico-scientifico ha fatto un balzo notevole. Ma ha migliorato la ns. società?
Diciamo che sotto certi punti di vista ha scardinato un sistema di classe legato al fedualità. Molti nostri conterranei sono emigrati chi sul continente europeo chi oltreoceano.
Chi ha avuto la fortuna, come me, di aver visto la vita contadina svolgersi con le stagioni, e chi ha vissuto la vita cittadina delle nostre cittadine siciliani sa che c'era un humus siciliano che tutti riconoscevano.
Un certo sradicamento c'è stato in Sicilia, e nell'ultimo trentennio son cresciute generazioni di siciliani che han visto una realtà un po' manipolata da mezzi di comunicazione quale la tv, il cinema, i giornali che nella mia giovinezza c'erano appena e che incidevano poco in quell'humus nostrano.
Con tempo e il fatto di essere emigrato al seguito dei miei genitori ho avuto modo di scoprire altre realtà di vita e un diverso modo di approcciarsi. Onestamente è stato un arricchemento per me ed altresì mi è servito per fare un confronto tra il mio vissuto siciliano in Sicilia e quella in questa terra lombarda. Ma ahimè è cresciuta anche una consapevolezza del legame con la mia terra di origine!
Purtroppo il ritorno nella propria terra durante le vacanze ti porta a riflettere. E forte della mia capacità di osservazione, di essere stato in vari stati europei e in altri continenti, mi son sempre detto: Ma in Sicilia non potremmo fare di meglio? Cosa la blocca, quando in altre del pianeta con molte minori capacità stanno bene e meglio?
La politica! Perchè abbiamo una classe politica che non ha coraggio! La corruzione e le mafie esistono in tutte le parti del mondo, ma almeno molte classi politiche locali hanno il coraggio di pensare per il proprio territorio. Come sta facendo adesso la LegaNord dalle mie parti dove abito. I nostri politici siciliani son capaci di questo? I politici napoletani, calabresi, pugliesi etc anche loro? Manca il coraggio che ebbero i nostri nel 1282.
Non mi interessa adesso se era meglio il regno duosiciliano o due regni con una testa coronata. Io vivo in questo contesto, e le cose vanno a skifiu. Dobbiamo renderci conto che la repubblica italiana con il suo prologo del regno sabaudo è quasi fallita. Chi è nella stanza dei bottoni cerca di accaparrarsi il più possibile le risorse per sè!
Vogliamo renderci conto che abbiamo dei politici che pensano solo a ingrassarsi? Non vedete il caso amia che sta diventando una forzatura per introdurre l'incineritori bocciato a livello regionale, a chi obbediscono questi politici?
E stiamo a discettare se Cicciu Bumma era meglio con le sue leggi? O Ruggero Settimo con il suo tentativo di fare una Sicilia una vera entità statuale propria. A questo ci penso dopo, io penso a come far fuori questi cani che ci stanno spolpando!
Apprezzo la redazione di questo sito nella lotta per la trasparenza per il nostro Parlamento. Un Parlamento SIciliano pulito sarebbe la cartina di tornasole che abbiamo una classe politica che pensa al benessere del proprio Popolo!
A Napoli e dintorni c'è mai stato un Parlamento?
Prima i Romani, poi i Longobardi, poi gli Angioni, poi gli Spagnoli... etc non hanno mai voluto dare una consapevolezza nazionale alla gente della parte continentale del Regno di Sicilia. I Borboni han cercato di farlo, ma hanno dimenticato una cosa molto importante!
Che Ruggero II aveva un'amministrazione araba e greca alle spalle che gli permetteva di approntare le truppe nella sua lotta contro i vari nobili longobardi e normanni, questa è stata la sua fortuna per creare il grande Regno di Sicilia.
Ma Ferdinando di Borbone, nato a Palermo, si dimenticò di esportare il Parlamento Siciliano, che ebbe sede anche a Melfi,alle origini, e lo ostacolò. Fu il grande errore, e i tentativi siciliani di riproporre il proprio Parlamento furono negati.
Puoi fare tutte le leggi che vuoi, anche le più illuminate ma se i rappresentanti delle popolazioni che ti soggiacciono non le possono votare cambierà poco.
Noi il ns. Parlamento Siciliano lo abbiamo ancora con tutti i suoi limiti, al di là del faro a cosa si attaccano? Solo ai consigli regionali! Espressione di una divisione...
La mia età dell'oro? Quando un Siciliano fondò la capitale dell'Egitto, Il Cairo, si chiamava Giawar as-Siqilly!
rrusariu@libero.it
E quindi, secondo questo ragionamento, anche sotto la "mala signorìa" angioina la Sicilia sarebbe stata indipendente. Secondo te, quindi, il Vespro è stato un errore? Ai tempi tu saresti stato filo-angioino e guelfo?
Ma, scusa, anziché forzare troppo il contenuto semantico della parola "indipendente", non è più semplice dichiararsi contrari all'indipendenza della Sicilia punto e basta, e chi è d'accordo con te è d'accordo e chi non è d'accordo non è d'accordo?
Vedo una certa contraddizione tra il volersi catalogare tra gli "indipendentisti" e poi dirottare questa parola su di un significato completamente diverso. E questo non fa chiarezza.
Gli angioini furono degli usurpatori e degli invasori, non spettava a loro la successione dinastica.
Il Vepro dunque altro non fu che un iniziativa per portare gli aragonesi, legittimi discendenti, sul trono del Regno di Sicilia.
A scanso di equivoci mi affido al significato del termine di indipendenza che trovo sul Garzanti.
Certo che era indipendente, perchè la capitale stava all'interno del territorio che era il Regno di Sicilia.
E quindi, secondo questo ragionamento, anche sotto la "mala signorìa" angioina la Sicilia sarebbe stata indipendente. Secondo te, quindi, il Vespro è stato un errore? Ai tempi tu saresti stato filo-angioino e guelfo?
Ma, scusa, anziché forzare troppo il contenuto semantico della parola "indipendente", non è più semplice dichiararsi contrari all'indipendenza della Sicilia punto e basta, e chi è d'accordo con te è d'accordo e chi non è d'accordo non è d'accordo?
Vedo una certa contraddizione tra il volersi catalogare tra gli "indipendentisti" e poi dirottare questa parola su di un significato completamente diverso. E questo non fa chiarezza.
Scusa, sono quel lettore che ti aveva posto la domanda sul significato di "indipendenza".
Mi accorgo ora che avevi risposto a me nella risposta al professore Costa.
OK, ho capito. Per te una Sicilia con una capitale a Napoli era "indipendente", mentre una Sicilia divisa in tanti piccoli stati non sarebbe "indipendente".
Si vede che usiamo vocabolari diversi.
Certo che era indipendente, perchè la capitale stava all'interno del territorio che era il Regno di Sicilia.
Se fosse discredito lei non dialogherebbe davvero con me, infatti si contraddice.
Invece è critica, malsopportata ma sempre critica, diciamo che lei parla di discredito per screditare invece quanto ho scritto io.
Se lei parte dal presupposto che la Sicilia debba essere separata da qualunque altro lembo di terra appare chiaro che durante il Regno delle Due Sicilie la Sicilia non fosse indipendente "in se e per se".
Ma la storia del Regno di Sicilia è iniziata diversamente di come lei avrebbe voluto e come ben sa il Regno dei Normanni e degli Svevi includeva in un unico stato tutte le altre regioni meridionali, dunque io parto per presupposto che il territorio della nazione andava da Lampedusa agli Abruzzi.
Ragion per cui una Sicilia con il trono all'interno di questo territorio poteva dirsi libera ed indipendente.
Non era certo indipendente una Sicilia con il Re a Madrid, ne al tempo dei greci, in cui la Sicilia era divisa in città-stato spesso guerra tra di loro (la Sicilia all'epoca era un'espressione geografica e divenne una nazione solo con I Normanni) a meno che si voglia modificare il significato del termine indipendenza come sta scritto sul vocabolario.
Scusa, sono quel lettore che ti aveva posto la domanda sul significato di "indipendenza".
Mi accorgo ora che avevi risposto a me nella risposta al professore Costa.
OK, ho capito. Per te una Sicilia con una capitale a Napoli era "indipendente", mentre una Sicilia divisa in tanti piccoli stati non sarebbe "indipendente".
Si vede che usiamo vocabolari diversi.
Vede, lei continua ad indicare pretestuosamente il mio "doppio punto interrogativo" come se fosse in insulto, ma fa finta di dimenticare gli "apprezzamenti" che mi ha lasciato su queste pagine: quelli mi permetta sono reali.
Tipico di quando si abituati a parlare a senso unico, senza contraddittorio, alla minima critica ci si fa rossi in viso.
Lei accusa gli interlocutori di gettare discredito sulle sue tesi e, questo falso pretesto, lo utilizza per giustificare i suoi insulti.
Ma vede se lei non ha nulla da dire sul contenuto, e porta la discussione appositamente lontano dall'argomento, lei sta mancando di rispetto ai lettori di Sicilia Informazioni.
Ma non mi aveva "concesso" di chiudere? Va bene chiudamola qua, senza altre polemiche. Mi concederà solo di rispondere in futuro a chi mi pare e piace. Lei "chiosi" come vuole i miei commenti. Non le risponderò.
Il suo rispetto del resto è evidente in quanto mi ha appena scritto.
M.C.
La ringrazio della gentile concessione, ma solo per questa volta. E spero di non abusarne troppo.
Sul contenuto del suo intervento (multiplo) non ho nulla da dire e non mi interessa confutarlo (sarò padrone?), né dialogare con lei. Non si offenda: anche gli interlocutori si scelgono. Per contro sono disposto a discutere con tutti i lettori che sono interessati al perché ho posto quella graduatoria tra le epoche della Sicilia, ma non a quelli che ne ripetono alcuni passi facendoli seguire due punti interrogativi, come a dire "che ca... dici?". Magari poi per cercare la rissa mediatica fine a sé. Sono riuscito a portare la discussione ... fuori da questo suo obiettivo? Meglio così.
Sul metodo intervengo quanto mi pare, soprattutto quando ravviso provocazioni che non mi pare abbiano nulla di costruttivo.
Saluti.
M.C.
Vede, lei continua ad indicare pretestuosamente il mio "doppio punto interrogativo" come se fosse in insulto, ma fa finta di dimenticare gli "apprezzamenti" che mi ha lasciato su queste pagine: quelli mi permetta sono reali.
Tipico di quando si abituati a parlare a senso unico, senza contraddittorio, alla minima critica ci si fa rossi in viso.
Lei accusa gli interlocutori di gettare discredito sulle sue tesi e, questo falso pretesto, lo utilizza per giustificare i suoi insulti.
Ma vede se lei non ha nulla da dire sul contenuto, e porta la discussione appositamente lontano dall'argomento, lei sta mancando di rispetto ai lettori di Sicilia Informazioni.
Ma lei non deve discutere sul mio metodo d'intervenire, quanto sul contenuto dell'intervento, se vuole.
Scrive che io sono saltato sulla sedia ed ho risposto a voce alta(a parte che avevo scritto all'impiedi.. d'altronde come fa ad intendere una reazione fisica se questa non può essere esplicitata in un ambiente virtuale) Semmai sarà stato lei che, accusandomi di "gettare discredito" nei suoi confronti, sarà saltato da una sedia a seguito della mia critica.
Anche in questo suo ultimo post continua (ecco cos'è il discredito) ad accusarmi di esprimere opinioni "bizzarre", mi accusa di volere aprire e chiudere discussioni a tutti i costi(mi ha confuso con l'autore dell'articolo?) mi accusa di essere infantile "come i bambini" , mi accusa di mancanza di "rispetto" nei confronti dei lettori.
La devo ringraziare di cuore se, dopo tutte queste manifestazioni di rispetto e di stima, mi lascia pure parlare.
Visto che è riuscito come voleva a portare la discussione lontano dall'argomento originale per evitare di sottoporsi ad ulteriori critiche(sia chiaro, sempre costruttive) le cedo volentieri l'ultima risposta, che da quanto ho capito vorrebbe sia sempre sua.
La ringrazio della gentile concessione, ma solo per questa volta. E spero di non abusarne troppo.
Sul contenuto del suo intervento (multiplo) non ho nulla da dire e non mi interessa confutarlo (sarò padrone?), né dialogare con lei. Non si offenda: anche gli interlocutori si scelgono. Per contro sono disposto a discutere con tutti i lettori che sono interessati al perché ho posto quella graduatoria tra le epoche della Sicilia, ma non a quelli che ne ripetono alcuni passi facendoli seguire due punti interrogativi, come a dire "che ca... dici?". Magari poi per cercare la rissa mediatica fine a sé. Sono riuscito a portare la discussione ... fuori da questo suo obiettivo? Meglio così.
Sul metodo intervengo quanto mi pare, soprattutto quando ravviso provocazioni che non mi pare abbiano nulla di costruttivo.
Saluti.
M.C.
Ne bis in idem, dicevano gli antichi. Lei fa un ter, quater, quinquies, sexies,... che nessuno le ha chiesto. E che non c'entra molto con quello che le avevo detto nel post cui lei dice di rispondermi. E rientra nel merito, quando io le avevo posto una questione di metodo nell'intervenire in questi post.
Lei continua a far finta di non capire.
Non capisco perché mi parla di "indipendenza" a questo punto. Non le ho posto io questo tema. Anche se trovo un po' bizzarra la sua concezione. Forse mi ha confuso con un'altra persona che è intervenuta sui suoi post. Io ho fatto una graduatoria delle epoche auree della Sicilia. Lei ha fatto la sua. Prima di me. E quando ne ha letto una che non era uguale alla sua è saltato sulla sedia e ha sentito il bisogno di ripeterla a voce più alta. Pazienza.
Davvero non capisco perché si ostini a voler essere lei ad aprire e chiudere a tutti i costi le discussioni su questo argomento e simili, anche senza aggiungere nulla di nuovo a ciò che ha detto prima. Così, come i bambini che vogliono avere sempre l'ultima parola. Non le viene il dubbio che queste discussioni le chiuda lei perché a un certo punto qualcuno ha più rispetto di lei dei lettori di S.I. e la lasci parlare?
Ripeto, io sul merito ho detto e non ho nulla da aggiungere. Sul suo metodo di intervenire ho qualche riserva che credo di avere esplicitato. Ma anch'io non vorrei ripetermi troppo.
M.C.
Ma lei non deve discutere sul mio metodo d'intervenire, quanto sul contenuto dell'intervento, se vuole.
Scrive che io sono saltato sulla sedia ed ho risposto a voce alta(a parte che avevo scritto all'impiedi.. d'altronde come fa ad intendere una reazione fisica se questa non può essere esplicitata in un ambiente virtuale) Semmai sarà stato lei che, accusandomi di "gettare discredito" nei suoi confronti, sarà saltato da una sedia a seguito della mia critica.
Anche in questo suo ultimo post continua (ecco cos'è il discredito) ad accusarmi di esprimere opinioni "bizzarre", mi accusa di volere aprire e chiudere discussioni a tutti i costi(mi ha confuso con l'autore dell'articolo?) mi accusa di essere infantile "come i bambini" , mi accusa di mancanza di "rispetto" nei confronti dei lettori.
La devo ringraziare di cuore se, dopo tutte queste manifestazioni di rispetto e di stima, mi lascia pure parlare.
Visto che è riuscito come voleva a portare la discussione lontano dall'argomento originale per evitare di sottoporsi ad ulteriori critiche(sia chiaro, sempre costruttive) le cedo volentieri l'ultima risposta, che da quanto ho capito vorrebbe sia sempre sua.
Se fosse discredito lei non dialogherebbe davvero con me, infatti si contraddice.
Invece è critica, malsopportata ma sempre critica, diciamo che lei parla di discredito per screditare invece quanto ho scritto io.
Se lei parte dal presupposto che la Sicilia debba essere separata da qualunque altro lembo di terra appare chiaro che durante il Regno delle Due Sicilie la Sicilia non fosse indipendente "in se e per se".
Ma la storia del Regno di Sicilia è iniziata diversamente di come lei avrebbe voluto e come ben sa il Regno dei Normanni e degli Svevi includeva in un unico stato tutte le altre regioni meridionali, dunque io parto per presupposto che il territorio della nazione andava da Lampedusa agli Abruzzi.
Ragion per cui una Sicilia con il trono all'interno di questo territorio poteva dirsi libera ed indipendente.
Non era certo indipendente una Sicilia con il Re a Madrid, ne al tempo dei greci, in cui la Sicilia era divisa in città-stato spesso guerra tra di loro (la Sicilia all'epoca era un'espressione geografica e divenne una nazione solo con I Normanni) a meno che si voglia modificare il significato del termine indipendenza come sta scritto sul vocabolario.
Ne bis in idem, dicevano gli antichi. Lei fa un ter, quater, quinquies, sexies,... che nessuno le ha chiesto. E che non c'entra molto con quello che le avevo detto nel post cui lei dice di rispondermi. E rientra nel merito, quando io le avevo posto una questione di metodo nell'intervenire in questi post.
Lei continua a far finta di non capire.
Non capisco perché mi parla di "indipendenza" a questo punto. Non le ho posto io questo tema. Anche se trovo un po' bizzarra la sua concezione. Forse mi ha confuso con un'altra persona che è intervenuta sui suoi post. Io ho fatto una graduatoria delle epoche auree della Sicilia. Lei ha fatto la sua. Prima di me. E quando ne ha letto una che non era uguale alla sua è saltato sulla sedia e ha sentito il bisogno di ripeterla a voce più alta. Pazienza.
Davvero non capisco perché si ostini a voler essere lei ad aprire e chiudere a tutti i costi le discussioni su questo argomento e simili, anche senza aggiungere nulla di nuovo a ciò che ha detto prima. Così, come i bambini che vogliono avere sempre l'ultima parola. Non le viene il dubbio che queste discussioni le chiuda lei perché a un certo punto qualcuno ha più rispetto di lei dei lettori di S.I. e la lasci parlare?
Ripeto, io sul merito ho detto e non ho nulla da aggiungere. Sul suo metodo di intervenire ho qualche riserva che credo di avere esplicitato. Ma anch'io non vorrei ripetermi troppo.
M.C.
Se fosse una vera critica, anche se fuori luogo in questo tipo di post, potrei anche dialogare con lei, darle tutta la bibliografia che vuole a supporto delle mie affermazioni, da modesto storico economico quale sono. Ma lei semplicemente dice che ciò che ho sostenuto è falso, per poi poter lanciare (di nuovo) i suoi triti slogan.
Per questo il suo mi pare soltanto gettare discredito contro chi ha fatto affermazioni storiografiche che, in breve, "non le convengono". Dal che suppongo poca buona fede da commentatore ed un vero animo da agit-prop. Legittimo, per carità; è il bello del web 2.0. Ci mancherebbe.
Le avevo detto di sforzarsi, se ne era capace, di svolgere questo compito che si è dato senza sentire il bisogno di screditare ciò che dicono gli altri. Vedo che non ne è capace. Ne prendo atto.
M.C.
Se fosse discredito lei non dialogherebbe davvero con me, infatti si contraddice.
Invece è critica, malsopportata ma sempre critica, diciamo che lei parla di discredito per screditare invece quanto ho scritto io.
Se lei parte dal presupposto che la Sicilia debba essere separata da qualunque altro lembo di terra appare chiaro che durante il Regno delle Due Sicilie la Sicilia non fosse indipendente "in se e per se".
Ma la storia del Regno di Sicilia è iniziata diversamente di come lei avrebbe voluto e come ben sa il Regno dei Normanni e degli Svevi includeva in un unico stato tutte le altre regioni meridionali, dunque io parto per presupposto che il territorio della nazione andava da Lampedusa agli Abruzzi.
Ragion per cui una Sicilia con il trono all'interno di questo territorio poteva dirsi libera ed indipendente.
Non era certo indipendente una Sicilia con il Re a Madrid, ne al tempo dei greci, in cui la Sicilia era divisa in città-stato spesso guerra tra di loro (la Sicilia all'epoca era un'espressione geografica e divenne una nazione solo con I Normanni) a meno che si voglia modificare il significato del termine indipendenza come sta scritto sul vocabolario.
L'attuale periodo in Sicilia è il peggiore della sua Storia, non sono io che l'ho messo nella top ten, ma tu.
Diciamo allora che il periodo migliore della Sicilia fu quando essa fu indipendente ed unita alle altre regioni meridionali, come al tempo dei normanni, degli svevi(REGNO DI SICILIA) e dei borbone (REGNO DELLE DUE SICILIE)
Continuo a non capire il filo logico del tuo ragionamento.
Non sono io che ho messo l'attuale periodo al top, ma la tua precedente affermazione, secondo la quale pare che il segreto fosse nello stare uniti al Sud. E oggi lo siamo.
Ora hai aggiustato il tiro, per spiegarmi. E hai detto che da sola l'unione non basta, ci vuole pure l'indipendenza.
Ma che intendi per indipendenza?
Mi pare di capire che per te durante il Regno delle Due Sicilie la Sicilia era "indipendente" "nelle 2 Sicilie", non certo indipendente in sé e per sé. Ma continua a non funzionare logicamente. Se così fosse, infatti, anche oggi, la Sicilia è "indipendente" "nell'Italia", mica è dichiaratamente una colonia. Siamo territorio metropolitano, trattati male, questo è un altro discorso. Continuo a non capire quale sia la differenza tra la prima indipendenza e la seconda, atteso che in entrambi i casi la Sicilia non è indipendente nel senso che è uno stato a sé, ma nel senso che fa parte integrante di uno stato indipendente più ampio.
A meno che non assumiamo come ipotesi di partenza che Napoli è "Patria" e Roma è "estero", Gaeta o Teramo sono "Patria", Terracina o Ascoli sono "estero". Allora il tuo discorso potrebbe funzionare, però sarebbe autoreferente: cioè per funzionare la tesi deve essere assunta come ipotesi. E continua a non funzionare, se non come fatto di fede.
Dalla sua risposta sembra che mal sopporta la critica, infatti la chiama discredito...
Se fosse una vera critica, anche se fuori luogo in questo tipo di post, potrei anche dialogare con lei, darle tutta la bibliografia che vuole a supporto delle mie affermazioni, da modesto storico economico quale sono. Ma lei semplicemente dice che ciò che ho sostenuto è falso, per poi poter lanciare (di nuovo) i suoi triti slogan.
Per questo il suo mi pare soltanto gettare discredito contro chi ha fatto affermazioni storiografiche che, in breve, "non le convengono". Dal che suppongo poca buona fede da commentatore ed un vero animo da agit-prop. Legittimo, per carità; è il bello del web 2.0. Ci mancherebbe.
Le avevo detto di sforzarsi, se ne era capace, di svolgere questo compito che si è dato senza sentire il bisogno di screditare ciò che dicono gli altri. Vedo che non ne è capace. Ne prendo atto.
M.C.
Scusa, non voglio contestare la tua affermazione; voglio solo capire.
Quindi oggi che siamo uniti al Sud continentale nell'Italia (e nell'Europa) o ai tempi del vicereame quando eravamo uniti nell'Impero spagnolo sono pure due periodi aurei? Giusto per capire.
E poi un'altra domanda, sempre senza polemica, visto che penso che il P.S. significhi che tu sei l'autore anche del post precedente. Tu dici che ai tempi delle 2 Sicilie il re "risiedeva all'interno del Regno" e che questo era un gran bene. Ovviamente "all'interno del regno" va bene anche se si tratta di Napoli, cioè fuori dell'isola. Ma a questo punto che differenza c'è in fondo con il Regno d'Italia? anche allora il re "risiedeva all'interno del regno", a Roma, e non all'estero. Devo concludere che per te anche il Regno d'Italia è stato un periodo aureo per la Sicilia? Giusto per capire.
L'attuale periodo in Sicilia è il peggiore della sua Storia, non sono io che l'ho messo nella top ten, ma tu.
Diciamo allora che il periodo migliore della Sicilia fu quando essa fu indipendente ed unita alle altre regioni meridionali, come al tempo dei normanni, degli svevi(REGNO DI SICILIA) e dei borbone (REGNO DELLE DUE SICILIE)
Io ho espresso il mio parere senza sentire il bisogno insopprimibile di gettare discredito sulle idee altrui espresse nei commenti precedenti. Il post ci ha chiesto delle idee e io ho semplicemente dato le mie.
Si sforzi - se ne è capace - di fare altrettanto.
Saluti.
M.C.
Dalla sua risposta sembra che mal sopporta la critica, infatti la chiama discredito...
P.S. la morale semmai è che i periodi d'oro della Sicilia si sono avuti quando essa è stata unita al Sud continentale, a prescindere chi fossero i regnanti.
Scusa, non voglio contestare la tua affermazione; voglio solo capire.
Quindi oggi che siamo uniti al Sud continentale nell'Italia (e nell'Europa) o ai tempi del vicereame quando eravamo uniti nell'Impero spagnolo sono pure due periodi aurei? Giusto per capire.
E poi un'altra domanda, sempre senza polemica, visto che penso che il P.S. significhi che tu sei l'autore anche del post precedente. Tu dici che ai tempi delle 2 Sicilie il re "risiedeva all'interno del Regno" e che questo era un gran bene. Ovviamente "all'interno del regno" va bene anche se si tratta di Napoli, cioè fuori dell'isola. Ma a questo punto che differenza c'è in fondo con il Regno d'Italia? anche allora il re "risiedeva all'interno del regno", a Roma, e non all'estero. Devo concludere che per te anche il Regno d'Italia è stato un periodo aureo per la Sicilia? Giusto per capire.
Il periodo d'argento della Sicilia sarebbe quello di Federico III, con la Sicilia in continua guerra contro gli angioini, oppure quello napoleonico con la Sicilia sotto gli inglesi ed in guerra contro i napoleonidi??
Oppure il periodo del Regno delle Due Sicilie equiparato alla Sicilia sotto l'impero Romano, il periodo bizantino, il primo emirato sotto influenza nordafricana??
Oppure ancora la Sicilia nei i lunghi secoli del viceregno (dai primi del 1400 alla fine del 1700) in cui i sovrani stavano a Madrid equiparato al periodo borbonico durante il quale il Re aveva il suo trono all'interno del Regno delle Due Sicilie??
Durante il Regno delle Due Sicilie, il sovrano risiedeva all'interno del Regno, proprio come al tempo degli Altavilla e degli Hohenstaufen.
Io ho espresso il mio parere senza sentire il bisogno insopprimibile di gettare discredito sulle idee altrui espresse nei commenti precedenti. Il post ci ha chiesto delle idee e io ho semplicemente dato le mie.
Si sforzi - se ne è capace - di fare altrettanto.
Saluti.
M.C.
P.S. la morale semmai è che i periodi d'oro della Sicilia si sono avuti quando essa è stata unita al Sud continentale, a prescindere chi fossero i regnanti.
Posso articolare la risposta?
L'età dell'oro è stata quella in cui la Sicilia è stata il centro di una realtà politica più grande:
il regno Siceliota di Dionisio il Vecchio e di Agatocle.
Il regno di Sicilia indipendente della dinastia Altavilla e degli Hohenstaufen. Momenti irripetibili.
Seguono le età dell'argento, quando la Sicilia è stata indipendente ma chiusa nei suoi confini:
il primo periodo delle pòleis greche, l'emirato indipendente di Sicilia, il regno indipendente di "Trinacria" sotto la dinastia aragonese fino alla morte di Federico III, e poi brevemente sotto i Martini (fine '300-primi '400), l'epoca napoleonica con la piccola Sicilia indipendente e ricca (grosso modo dal 1798 al 1816).
Seguono ancora le età del bronzo con forme più o meno estese di autonomia statuale inquadrate in formazioni politiche più ampie che detenevano la vera sovranità:
l'ultima monarchia ellenistica di Gelone II sotto protettorato romano, i lunghi secoli del viceregno (dai primi del 1400 alla fine del 1700).
Seguono ancora le età del rame quando la Sicilia ha goduto di una certa modesta autonomia, di fatto o di diritto:
la Provincia di Sicilia sotto l'impero Romano, il periodo bizantino, il primo emirato sotto influenza nordafricana, le Due Sicilie, l'attuale Sicilia autonoma.
Infine l'età del ferro quando è stata annientata politicamente per invasioni straniere o guerre interne:
la Provincia Romana nell'era Repubblicana, le età barbariche, le guerre civili di ogni tempo e segnatamente quelle del secondo Trecento, la dominazione sabaudo-italiana dal 1860 al Secondo Dopoguerra.
Tutti gli indicatori, demografici, economici, di produzione letteraria e artistica, e così via si dispongono in questa scala, c'è poco da fare.
Morale: più la Sicilia è indipendente, meglio è.
Massimo Costa
Il periodo d'argento della Sicilia sarebbe quello di Federico III, con la Sicilia in continua guerra contro gli angioini, oppure quello napoleonico con la Sicilia sotto gli inglesi ed in guerra contro i napoleonidi??
Oppure il periodo del Regno delle Due Sicilie equiparato alla Sicilia sotto l'impero Romano, il periodo bizantino, il primo emirato sotto influenza nordafricana??
Oppure ancora la Sicilia nei i lunghi secoli del viceregno (dai primi del 1400 alla fine del 1700) in cui i sovrani stavano a Madrid equiparato al periodo borbonico durante il quale il Re aveva il suo trono all'interno del Regno delle Due Sicilie??
Durante il Regno delle Due Sicilie, il sovrano risiedeva all'interno del Regno, proprio come al tempo degli Altavilla e degli Hohenstaufen.
Posso articolare la risposta?
L'età dell'oro è stata quella in cui la Sicilia è stata il centro di una realtà politica più grande:
il regno Siceliota di Dionisio il Vecchio e di Agatocle.
Il regno di Sicilia indipendente della dinastia Altavilla e degli Hohenstaufen. Momenti irripetibili.
Seguono le età dell'argento, quando la Sicilia è stata indipendente ma chiusa nei suoi confini:
il primo periodo delle pòleis greche, l'emirato indipendente di Sicilia, il regno indipendente di "Trinacria" sotto la dinastia aragonese fino alla morte di Federico III, e poi brevemente sotto i Martini (fine '300-primi '400), l'epoca napoleonica con la piccola Sicilia indipendente e ricca (grosso modo dal 1798 al 1816).
Seguono ancora le età del bronzo con forme più o meno estese di autonomia statuale inquadrate in formazioni politiche più ampie che detenevano la vera sovranità:
l'ultima monarchia ellenistica di Gelone II sotto protettorato romano, i lunghi secoli del viceregno (dai primi del 1400 alla fine del 1700).
Seguono ancora le età del rame quando la Sicilia ha goduto di una certa modesta autonomia, di fatto o di diritto:
la Provincia di Sicilia sotto l'impero Romano, il periodo bizantino, il primo emirato sotto influenza nordafricana, le Due Sicilie, l'attuale Sicilia autonoma.
Infine l'età del ferro quando è stata annientata politicamente per invasioni straniere o guerre interne:
la Provincia Romana nell'era Repubblicana, le età barbariche, le guerre civili di ogni tempo e segnatamente quelle del secondo Trecento, la dominazione sabaudo-italiana dal 1860 al Secondo Dopoguerra.
Tutti gli indicatori, demografici, economici, di produzione letteraria e artistica, e così via si dispongono in questa scala, c'è poco da fare.
Morale: più la Sicilia è indipendente, meglio è.
Massimo Costa
Il periodo svevo, il periodo normanno, il periodo borbonico.
Gli anni '60 del 900?anni di luce in un periodo buio
Gli anni '60. Si cominciava a strare meglio, la gente era più serena, e il cuore era ancora quello della Sicilia antica e pulita. Le tradizioni non erano state toccate. Il ciarpame televisivo non c'era a rovinare ogni cosa.
alla fine della seconda guerra, quando nell'Italia fresca di Costituzione i partiti, pur nelle loro contraddizioni, sembravano giocare una partita comune finalizzata al benessere del Paese; un Paese aperto a tutti, anche alle donne; un Paese dove le regole stabilivano i limiti e le famiglie vivevano nella certezza del poco stipendio; un Paese in cui comparire sui giornali era una vergogna ed emettere un assegno a vuoto uno scandalo
alla fine della seconda guerra, in mezzo alla distruzione e alle macerie, quando il nostro cuore era ancora pieno di speranza per quell'improvvisa sferzata di energia che ci venne dai giovani volti di quegli americani giovani e forti
Gli anni '60. Si cominciava a strare meglio, la gente era più serena, e il cuore era ancora quello della Sicilia antica e pulita. Le tradizioni non erano state toccate. Il ciarpame televisivo non c'era a rovinare ogni cosa.
alla fine della seconda guerra, in mezzo alla distruzione e alle macerie, quando il nostro cuore era ancora pieno di speranza per quell'improvvisa sferzata di energia che ci venne dai giovani volti di quegli americani giovani e forti